Verità vere fino al contrario dimostrato

L'AI non ti ruberà il lavoro. Lo sta già facendo.

Il lavoro più al sicuro dall'intelligenza artificiale? Fare il barista. Perché versare un cappuccino richiede mani, corpo e presenza. Il resto è una marea che sale un centimetro al giorno.

Adil Abid · · 3 min di lettura
L'AI non ti ruberà il lavoro. Lo sta già facendo.

Il lavoro più al sicuro dall'intelligenza artificiale? Fare il barista.

Perché versare un cappuccino richiede mani, corpo e presenza. Cose che un modello da cento miliardi di parametri ancora non ha.

La classifica capovolta

Le aziende che costruiscono questi sistemi pubblicano studi su quali lavori li usano di più. E la classifica è esattamente quella che ti aspetti, capovolta.

In cima? Programmatori. Ingegneri. Creativi digitali. Tutti quelli che hanno passato anni a studiare per non fare lavori manuali.

In fondo? Meccanici. Cuochi. Bagnini. Baristi. Tutti quelli che venivano guardati dall'alto in basso perché «non avevano studiato».

Il corpo, evidentemente, è rimasto il miglior curriculum in circolazione.

Una storia già vista

Però aspetta. Questa storia l'abbiamo già vista.

Quando arrivò il telaio meccanico, i tessitori inglesi iniziarono a spaccare i macchinari a martellate. Si chiamavano luddisti. La storia li ha ricordati come idioti. Ma avevano ragione su una cosa: il loro mondo stava finendo davvero.

Quando arrivò internet, ci dissero che avrebbe creato più lavori di quanti ne avrebbe distrutti. Era vero. Solo che i lavori nuovi richiedevano competenze diverse, in posti diversi, per persone diverse. Per chi aveva perso il lavoro vecchio, era comunque finita.

Quando la produzione si spostò dall'altra parte del mondo, l'Occidente disse «ci reinventeremo». Ci reinventammo. Nel senso che interi distretti industriali sparirono e al loro posto arrivarono centri commerciali e call center.

Ogni rivoluzione tecnologica ha seguito lo stesso schema: prima negazione, poi panico, poi adattamento.

Ma l'adattamento non è mai stato uniforme. Qualcuno ha preso l'onda. Qualcun altro è rimasto sotto.

La differenza, stavolta

La differenza stavolta è una sola, e non è piccola: la velocità.

Internet ha ridisegnato il mercato del lavoro in vent'anni. Abbastanza lentamente da permettere a qualcuno di prepararsi.

L'AI lo sta facendo in cinque. Forse meno.

E non colpisce i lavori ripetitivi e manuali: quelli li aveva già presi l'automazione decenni fa. Stavolta colpisce i lavori cognitivi. Quelli per cui hai fatto l'università. Quelli che ti avevano detto sarebbero stati al sicuro.

Non è uno shock improvviso. È più subdolo. È una marea che sale di un centimetro al giorno. Non la senti. Finché non hai l'acqua al collo.

E allora cosa si fa?

Qui vorrei darti la risposta. La lista delle dieci competenze da imparare, il corso da comprare, la formula magica.

Ma sarebbe disonesto.

La verità è che nessuno lo sa. Nemmeno chi ha costruito lo strumento. Nemmeno i migliori economisti del lavoro al mondo.

Quello che sappiamo è che nelle rivoluzioni passate chi se l'è cavata meglio non era necessariamente il più bravo nel vecchio mestiere. Era il più capace di capire cosa stava succedendo mentre stava succedendo. Non dopo.

Il problema è che siamo fatti per considerare normale il presente. Per pensare che il mondo com'è oggi sia il punto di arrivo, e non una fotografia in movimento.

La domanda

Quindi no, non ho la risposta.

Ma ho una domanda che forse vale più di qualsiasi risposta: stai guardando la marea salire, o stai ancora discutendo se l'acqua si stia muovendo davvero?

Nel dubbio: imparate a fare bene il caffè.

Ha ancora un rendimento garantito. Almeno finché non inventano il robot barista con le mani calde.

Ti ha fatto pensare a qualcosa della tua azienda?

Scrivimi due righe: se c'è un lavoro che si può togliere di mezzo, te lo dico.

Scrivimi