Verità vere fino al contrario dimostrato

Numeri contro design: il marketing si divide in due

C'è chi misura le conversioni e chi misura «l'impatto emotivo del brand». Entrambi sono convinti di fare marketing. Poi arriva il 27 del mese.

Adil Abid · · 2 min di lettura
Numeri contro design: il marketing si divide in due

Il marketing si divide in due categorie.

Chi guarda un foglio Excel e chi guarda una mood board. Chi misura le conversioni e chi misura «l'impatto emotivo del brand». Chi sa quanto costa un contatto e chi sa spiegarti per venti minuti perché quella particolare sfumatura di verde trasmette affidabilità.

La cosa interessante è che entrambi sono convinti di fare marketing.

Un metodo quasi imbarazzante

Il nostro è di una semplicità che mette a disagio: guardare i numeri, capire cosa funziona, fare di più di quello che funziona.

Niente magia. Niente «fidati del processo». Niente riunioni per decidere se il carattere è abbastanza «premium».

C'è chi, nel frattempo, deve ancora decidere come formattare i sottotitoli.

Perché mi trovo meglio con gli imprenditori

Questo spiega perché mi trovo meglio con gli imprenditori che con i dirigenti.

Quando parlo con un imprenditore, queste cose le capisce al volo. Ogni euro è suo. Ogni euro sprecato è un euro che non torna.

Quando parlo con un dirigente, la conversazione scivola verso il «posizionamento del brand» e il «valore percepito». Concetti bellissimi. Impossibili da collegare a un bonifico.

È quasi commovente, in un certo senso. La capacità di costruire cattedrali teoriche per giustificare risultati che nessuno misurerà mai.

Il 27 del mese

Il business non è un esercizio estetico. È matematica con qualche variabile creativa.

Puoi raccontarti tutte le storie che vuoi. Poi arriva il 27 del mese e servono i bonifici.

Se vuoi vedere cosa intendo per guardare i numeri, sono qui.

Ti ha fatto pensare a qualcosa della tua azienda?

Scrivimi due righe: se c'è un lavoro che si può togliere di mezzo, te lo dico.

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